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Test e colloquio psicoattitudinale: le nuove norme sull’accesso alla magistratura interpellano gli psicologi. Saremo pronti a rispondere con efficacia?

Il Dlgs 28/03/2024 n.44  modifica la procedura concorsuale per l’accesso alla Magistratura introducendo nell’art.1 comma 4 il punto: «m-bis) colloquio psico-attitudinale diretto a verificare l’assenza di condizioni di inidoneità alla funzione giudiziaria, come individuate dal Consiglio Superiore della Magistratura [CSM] con propria delibera». Inoltre nel comma 5 bis, ai soli fini dello svolgimento del colloquio psico-attitudinale gli ammessi all’orale «…sostengono i test psico-attitudinali individuati dal CSM, per le medesime finalità, nel rispetto delle linee guida e degli standard internazionali di psicometria. Il colloquio psico-attitudinale, diretto dal presidente della seduta con l’ausilio dell’esperto psicologo nominato ai sensi del comma 6, si svolge dinanzi alla commissione o alla sottocommissione competente per la prova orale, cui è rimessa la valutazione anche dell’idoneità psico-attitudinale».

Una modifica così incisiva delle prove di concorso non è sfuggita ai vari attori sociali (magistrati e loro associazioni sindacali), alla stampa e ai social media mentre sembra essere – almeno per ora – poco considerata dagli psicologi che pure sono esplicitamente chiamati ad affrontare nuove incombenze che chiamano in causa il loro patrimonio di conoscenze e pratiche professionali in materia di assesment e selezione. 

Il nostro associato onorario Guido Sarchielli ha voluto riflettere su questo argomento con lo scopo di sensibilizzare i colleghi (e in particolare delle associazioni degli psicologi) sulle differenti problematiche rese evidenti dalle nuove disposizioni normative. E’ nato così un articolo ora pubblicato sul Giornale Italiano di Psicologia (2026, 1,19-36) dal titolo: Valutazione psicologica per l’accesso alla magistratura: idoneità lavorativa, competenze trasversali e criticità della procedura selettiva, scaricabile gratuitamente solo da chi ha accesso dalle sedi universitarie abbonate a RW-Rivisteweb de Il Mulino. 

L’articolo illustra vari aspetti: a) richiama il fatto che il problema della idoneità/inidoneità al lavoro riferito a numerose professioni è da tempo affrontato con il contributo dell’expertise degli psicologi; b) mostra come nella Pubblica Amministrazione (PA) sia in atto un importante processo di cambiamento nella gestione delle risorse umane che spinge ad avvalersi di valutazioni psicologiche per l’accesso e lo sviluppo di carriera del personale di più elevata professionalità e responsabilità sociale; c) segnala come tali decisioni innovative della PA che, tra l’altro, valorizzano le competenze professionali come criterio di valutazione, possano costituire un utile esempio in linea con quanto avviene per l’ingresso in magistratura in ambito internazionale e riproducibile in Italia per la selezione dei magistrati; d) indica alcuni degli aspetti più critici di tipo metodologico che andrebbero affrontati preventivamente tramite una esplicita cooperazione tra gli psicologi e il CSM. 

Tra questi ultimi aspetti critici che, se non affrontati adeguatamente, rischiano l’insuccesso delle nuove pratiche concorsuali comprendenti l’assessment psicologico (e un conseguente danno alla reputazione della psicologia), vengono presentati e discussi brevemente i seguenti: 1) esigenza di partire da una chiara definizione dei profili di competenze tipiche dei magistrati tramite accurata analisi del lavoro delle differenti figure professionali;  2) esigenza di progettazione, costruzione e taratura sulla popolazione dei magistrati di strumenti affidabili; 3) chiarimenti sulla posizione anomala dello psicologo nella procedura di selezione (solo come ausilio tecnico); 4) precisazioni sul tipo di colloquio psicoattitudinale  e i suoi limiti; 5) chiarimenti sul setting valutativo e le potenziali reazioni dei candidati; 6) rilievi sull’effettivo peso attribuito alla valutazione psicologica per il giudizio finale di idoneità/inidoneità psicoattitudinale.

Ci si augura che anche leggendo questo articolo possano scaturire sollecitazioni alle associazioni scientifiche e professionali a prendere posizione su come si dovrebbe operare per rendere sensate ed efficaci le nuove disposizioni normative.